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cenni storici

VIATORES ET VELATORES, SALVETE ET BENE VALETE!

(viandanti e naviganti, salve e buona fortuna!)

Portomaggiore attraverso i secoli, Vanna Bulzoni, ed. Arstudio C, 1992

Così 1900 anni or sono la romana Aufidia Venusta rivolgeva un saluto ai passanti dalla sua epigrafe funeraria (oggi perduta) ma sin dal rinascimento i testi d’epigrafia ferrarese riportano quest’iscrizione come presente tra le mura dell’antico convento medievale di SANTA MARGHERITA IN PORTO. E’ da Santa Margherita (oggi fondo agricolo) ad un chilometro a nord est del centro attuale, sulle sponde dello scomparso fiume Sandalo che ha inizio la storia di Portomaggiore.

Portus Maior, questo era l’antico toponimo che indicava la preminenza di questo porto commerciale sugli altri nell’ambito dell’assetto straordinario e spesso mutevole che fu quello del Po, del Sandalo, del Persico e di tutti quei piccoli o grandi corsi d’acqua che segnarono e disegnarono queste terre nei millenni.

Le prime notizie documentate e sicure su Portomaggiore risalgono al 896 e ad una concessione di livello del 17 settembre 955, di Regimbaldo, Abate di S.Maria di Palazzolo (Ravenna), su certe terre poste nei fondi Veteraria, Vergundino e Sor di Mauro, in territorio di Ravenna e comprese nella "Pieve di Santa Maria in Porto".

In questo documento, anche senza l’attributo di Maggiore, che appare solamente nel XII secolo, gli storici riconoscono concordi Portomaggiore.

Dopo il mille la pieve di Santa Maria in Porto, coinvolta nelle contese tra Ferrara e Ravenna, ha un certo sviluppo in corrispondenza con l’arginatura delle acque che favoriscono la formazione di campi nelle terre alte. Alla fine del sec. XII, con la vittoria su Ravenna riportata dal Comune di Ferrara, Portomaggiore entra definitivamente nella sfera d’influenza del capoluogo, e per accordi successivi gli Estensi perfezionano la conquista che è mantenuta e difesa da un castello fortificato.

Gli Estensi fecero scavare inoltre nel 1277 una FOSSA (la Fossa di Porto), per meglio definire i propri possedimenti, che dal Po di Primaro, includendo Portomaggiore, Sandolo, Maiero, Ripapersico, Consandolo e Portoverrara raggiungeva le valli di Comacchio. Tuttavia tutto il territorio doveva essere continuamente difeso dall’impeto delle acque durante le piene, una lotta estenuante che segnò nei secoli un continuo progressivo incremento di bonifiche del territorio.

All’ombra delle mura del castello di Portomaggiore fiorì anche una scuola privata già dal 1353, mentre un’autentica scuola di grammatica, pubblicamente sovvenzionata, sorse più tardi nel 1732.

Purtroppo bisogna ricordare anche che qui, nel 1396 si risolse la contesa fra gli insorti comandati dal ribelle Azzo Estense contro le forze del Consiglio di Reggenza in nome del legittimo Signore, Nicolò III, ancora in tenera età. Una vera e propria carneficina che lasciò sul campo circa settemila uomini e per seppellirli dovettero accorrere da Ferrara i "Battuti Neri" una specie di croce rossa dell’epoca.

Sempre dal Castello di Portomaggiore giunge a noi la prima documentazione certa dell’esistenza nel 1424 della "FIERA". Il 12 agosto di quell’anno Parisina Malatesta, la sventurata moglie di Nicolò III d’Este, per timore che il focolaio di peste scoppiato a Ferrara potesse diffondersi a Portomaggiore in occasione della Sagra del 15 agosto (Assunzione della B.V.) dal castello di Porto inviò ai suoi fattori la seguente lettera: "Fati fare una crida per parte de Vicario che, a la pena che pare a lui, non venga alcuno da Ferrara a la festa de Porto".

Poi nei secoli che seguirono la Sagra divenne sempre più sfarzosa anche in seguito al miracolo della Madonna dell’Olmo nel 1660, varie testimonianze e documenti parlano dell’importanza per le terre del ferrarese di questa "FIERA" fino al 1896 quando cambiò data e si trasferì dal 15 agosto Assunzione B. V. al 20 settembre data della presa di Porta Pia.

Del Castello, dopo la devoluzione allo Stato della Chiesa del 1598 da parte degli Este del Ducato di Ferrara, sono nei secoli scomparse le tracce, anche se mappe ritrovate negli archivi di Modena (dove gli Estensi si trasferirono) lo collocano sotto l’attuale Piazza della Repubblica, luogo in cui ogni anno la terza settimana di settembre si svolge ancora "L’antica fiera di Portomaggiore".

Gli Estensi ebbero nel Portuense, uno dei loro punti di forza: diverse "delizie", ampie ville per gli svaghi della corte e la caccia nella buona stagione, sorgevano nei dintorni - da Belriguardo al Verginese, da Consandolo, Benvignante a Quartesana, oggi solo la Delizia del Verginese è sul territorio Comunale.

I secoli XVII XVIII e XIX vedono Portomaggiore ed il suo territorio terra di passaggio di truppe al seguito dei cambiamenti politici che infuocano l’Europa del tempo, spesso a tali passaggi si sono accompagnati saccheggi e distruzioni. Tra questi è da ricordare il rogo nel 1708 di tutti gli archivi pubblici.

Portomaggiore partecipò alle guerre d’indipendenza con i suoi figli migliori, che sono ricordati nelle epigrafi del palazzo comunale, salvatosi miracolosamente dalle distruzioni dell’ultima guerra. Il centro fu colpito duramente dai bombardamenti della notte del 13 aprile 1945 e più di mille furono gli abitanti che morirono sotto le macerie. Si salvarono tuttavia alcune dimore private ed antiche, che conferiscono ancora oggi alla cittadina un impronta monumentale ottocentesca, ma nulla è rimasto degli antichi conventi, chiese e palazzi dei secoli precedenti.

Nel dopo guerra Portomaggiore è risorta faticosamente dalle distruzioni e dall’abbandono ed oggi è un fiorente centro, ancora agricolo, ma con una forte propensione verso l’imprenditoria artigianale.




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Oggi: 11/03/2010
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