Storia
La collocazione geografica del Verginese sembra
oggi non avere giustificazione, infatti per valutarla appieno è necessario
fare riferimento alle trasformazioni idrografiche della zona: il
Verginese, un tempo, era al centro di un territorio solcato da due
fiumi navigabili: il Primaro e il Sandalo, che lo rendevano facilmente
raggiungibile per via fluviale. Il nucleo originario della
villa, che doveva essere poco più di un casale di campagna, è attestato
da documenti già alla fine del XV secolo e con queste caratteristiche
entrò a far parte della Camera Ducale Estense.
Fu con il Duca Alfonso
I d'Este che il Verginese conobbe il suo momento di massimo splendore:
si era nella prima metà del Cinquecento, quando importanti
lavori trasformarono il casale in una residenza suburbana avente le
caratteristiche della "Delizia".
Probabilmente fu lo stesso Gerolamo da Carpi (poliedrica figura di pittore, scenografo e architetto),
al quale si deve la "riedizione" del Castello Estense di
Ferrara da fortezza militare in architettura civile e cortese, ad ispirare
la trasformazione del Verginese. A lui sembra infatti riconducibile
l'idea delle quattro "torrette scenografiche" aggiunte postumesopra il livello della copertura.
L'ipotesi è del
resto assai poco azzardata, se pensiamo che al Verginese, Gerolamo
da Carpi era di casa, e come lui i pittori Camillo e Sebastiano Filippi,
Battista Dossi, i letterati Giovan Battista Giraldi, Alberto Lollioe Battista Guarini.
A richiamare la presenza di tanti intellettuali era la corte di Laura Dianti, compagna del Duca Alfonso I e madre di
due dei suoi figli: Alfonso e Alfonsino. Laura, di umili natali, non
volle mai inserirsi nel circuito ufficiale della corte ducale e tuttavia
non rinunciò a creare attorno a sè un entourage colto
e mondano, quasi una corte parallela.
Il Verginese era la residenza preferita di Laura
Dianti e lo stesso Duca Alfonso, già vedovo di Anna Sforza
e di Lucrezia Borgia, era solito recarvisi e soggiornarvi a lungo.
Nel 1534, pochi giorni prima della sua morte, Alfonso
I donò a Laura il Verginese, che dopo la sua morte conobbe numerosi
passaggi di proprietà, anche se fu solo nell'ultimo quarto del
XVIII secolo che vennero apportate modifiche rilevanti all'edificio,
come l'aggiunta del porticato di collegamento alla Chiesa e le decorazioni a stucco dell'interno, che ospita una
copia di Telamoni o Atlanti ed elementi decorativi in gesso che ricordano
il gusto rococò.
Nessun intervento toccò invece
la Torre Colombaia, che rimase intatta a testimoniarci la diffusione,
databile già a metà del XV secolo, dell'allevamento
dei colombi, il quale garantiva carne fresca sulle mense e concime
organico per le colture.
Legati al nostro secolo, sono invece alcuni affreschi
floreali, di pieno gusto Liberty, realizzati nelle salette al primo
piano della villa. Nel 1771 fu la famiglia Bargellesi a entrare in
possesso dell'edificio ed a realizzarne gli interventi strutturali
e decorativi.
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Dopo il restauro ...
I lavori di ristrutturazione, effettuati nel maggio
1993.
Il Comune di Portomaggiore sta utilizzando
il bellissimo e suggestivo scenario della Delizia per tenervi, nell'arco
dell'anno, mostre di vario carattere (scultura, pittura, arredamento,
moda, solo per citare alcuni generi) e poi concerti di musica classica
in estate e, nell'ambito della fiera di settembre, rassegne eno-gastronomiche.
Nel 2005 è stato ultimato il lavoro di ripristino del "Brolo", giardino rinascimentale di un ettaro sul lato posteriore della Delizia, in questi giorni stanno ultimando i lavori di rifacimento del giardino della parte anteriore del Castello. Dal 2006 è sede della mostra I Fadieni un ritrovamento archeologico del I° secolo.
Vale la pena essere informati e non perdere la rassegna
del momento per godere di due spettacoli in uno: la cornice architettonica
della Delizia che spicca nel paesaggio pianeggiante ed i concerti
o le mostre che vi si tengono.
Il Comune di Portomaggiore
sta inoltre studiando ulteriori utilizzi anche della foresteria contigua.
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